I produttori europei di moduli fotovoltaici chiedono un quadro di incentivi equo e tecnologicamente neutrale in Italia
- BISOL Group UM
- 6 days ago
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Latkova vas, Slovenia – Febbrario 2, 2026 – In qualità di produttori europei di moduli fotovoltaici, esprimiamo forte preoccupazione per l’attuale bozza del DL Energia/Bollette in Italia, che prevede di limitare l’accesso ai futuri meccanismi di incentivazione per il rifacimento degli impianti solari ai soli moduli inclusi nelle lettere b e c del registro ENEA.

Questa impostazione escluderebbe di fatto tutti i produttori europei attualmente elencati alla lettera a del registro ENEA, i quali rappresentano la grande maggioranza della capacità produttiva fotovoltaica dell’Unione Europea e forniscono già oggi moduli certificati e tracciabili in tutta Europa.
Tale esclusione impedirebbe a questi produttori di partecipare a progetti sostenuti da fondi pubblici, inclusi i programmi di revamping degli impianti esistenti sotto Conto Energia. Impianti che in passato sono stati incentivati proprio per l’utilizzo di moduli di origine europea. Se la norma dovesse rimanere invariata, i futuri interventi di sostituzione sarebbero limitati a un solo produttore autorizzato.
Un rischio per la concorrenza, la transizione energetica e i consumatori italiani
Questo quadro normativo non solo limita l’accesso al mercato per una parte significativa dell’industria europea, ma crea anche un collo di bottiglia per gli obiettivi di sviluppo solare dell’Italia.
Nel caso in cui l’unico produttore ammesso non fosse in grado di soddisfare la domanda in termini di capacità produttiva, tempistiche o qualità, si rischierebbe un rallentamento nell’implementazione delle energie rinnovabili. I fondi pubblici stanziati rimarrebbero inutilizzati e i cittadini ne sopporterebbero il costo in forma di ritardi, obiettivi climatici mancati e bollette più alte.
Inoltre, l’affidamento a una sola filiera produttiva comporta rischi significativi. In assenza di processi produttivi pienamente trasparenti e verificabili, esiste la concreta possibilità che i moduli vengano acquistati in paesi terzi, come la Cina, e successivamente rivenduti come prodotti europei, senza reale tracciabilità. Questa pratica, già osservabile oggi, compromette lo scopo degli incentivi e mina la fiducia nel mercato.
Una proposta incoerente con gli obiettivi europei
La proposta appare in contrasto con i principi del Net Zero Industry Act, che mira a rafforzare la base industriale europea mantenendo apertura e equità. Inoltre, si discosta dal futuro Accelerator Act, che promuove la diversificazione della provenienza dei componenti critici e valorizza diverse soluzioni tecnologiche.
Questa non è una richiesta di escludere qualcuno, ma un appello a garantire pari accesso agli incentivi per tutti i produttori europei che offrono moduli certificati, tracciabili e ad alte prestazioni, indipendentemente dal modello produttivo.
Le nostre proposte
Chiediamo alle autorità italiane di:
Ripristinare l’ammissibilità dei moduli elencati alla lettera a del registro ENEA
Oppure rivedere la definizione tecnica della lettera b, introducendo un criterio basato sulle prestazioni, ad esempio:
Moduli fotovoltaici prodotti all’interno dell’Unione Europea utilizzando celle solari con un’efficienza di conversione minima pari al 24 percento in condizioni standard di prova
Tale approccio premierebbe la qualità reale della tecnologia e garantirebbe condizioni eque per tutta l’industria europea.
Un’industria europea pronta a fare la sua parte
I produttori europei hanno già investito in capacità produttiva, certificazione e innovazione. Siamo pronti a sostenere gli obiettivi energetici dell’Italia con tecnologie affidabili e già collaudate sul campo.
Ribadiamo il nostro impegno verso la trasparenza, le prestazioni di lungo periodo e il principio secondo cui i cittadini devono beneficiare della concorrenza e non subire le conseguenze di restrizioni amministrative.
Mercati aperti significano prodotti migliori, costi più bassi e maggiore indipendenza energetica. Limitare l’accesso a un solo modello significa rischiare di non ottenere nessuno di questi risultati.
Solo una solida e diversificata industria fotovoltaica europea può continuare a investire in ricerca e sviluppo, collaborare con le università e contribuire alla costruzione di una società europea più resiliente e sovrana.




